Habitat
C'è una libellula morta, vicino al pozzo. E' una libellula grande, più grande di qualsiasi altra libellula io abbia mai visto. E i colori. Insoliti. Strani. Non è di queste parti, la libellula. Magari, ha smarrito la strada verso casa. Inseguendo il nord, è inciampata nel sud, o viceversa. Forse, invece, un refolo di vento inaspettato le ha scombinato l'orientamento. Adesso è qui, morta, indifferente a ciò che è stato, a quello che avrebbe voluto e dovuto fare ma che non ha potuto fare, aliena, ormai, alle correnti che non si possono evitare, alle tormente che non perdonano. E' morta. Non è stata schiacciata, né addentata o ferita da alcunché. Il cadavere è integro e i colori del carapace sono bellissimi. Da dove viene? Non proviene dal pozzo. Il pozzo è sempre stato vuoto. Raccolgo la libellula per la coda, la sollevo, e, accostandola alla punta del naso, cerco di leggerle negli occhi. Mi stanco presto. Lo stomaco brontola. Sollevo il corpicino sopra di me e spalanco la bocca, allento la presa e lascio che la colazione abbia inizio.
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I cancelli di Kheb
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Confesso che il finale non me lo aspettavo, per questo mi è piaciuto molto. Di certo hai la capacità di attrarre coi tuoi scritti ;)
RispondiEliminawow, bellissimo.
RispondiEliminaIl mio spirito critico voleva irrompere dicendo che le libellule non hanno occhi, ma tutto è stato scritto divinamente e anche il finale non delude.
@ Iride Libera: obiettivo raggiunto, allora. :)
RispondiElimina@ Anna De Simone: ma grazie! Troppo buona. Mi segno la cosa sulle libellule... mi è sfuggita proprio. :P
Grazie per il passaggio,
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non male,anzi molto bene...
RispondiEliminaBenvenuto, Johnny Doe.
RispondiElimina7